Prove scientifiche, ragionamento e decisione in contesto giudiziario

Plenaria moderata da Patrizia Catellani e Antonietta Curci

I recenti fatti di cronaca portano ancora una volta alla ribalta le criticità legate ad un approccio a-scientifico ai fatti di rilevanza giudiziaria. Inoltre, molto spesso tra i professionisti non è chiara la specificità della psicologia forense rispetto alle pratiche cliniche o psicoterapeutiche e questa confusione produce effetti devastanti sugli attori del processo penale e civile. Il simposio rappresenta un approfondimento sullo stato dell’arte in relazione alla prova scientifica e alla decisione giudiziaria, indirizzando la riflessione sulla necessità di evitare bias distorsivi nella valutazione della prova e, in particolare, della testimonianza nei delicati casi di presunto abuso sessuale infantile; di implementare training a supporto delle abilità decisionali dei giudicanti; di incoraggiare l’uso di strumenti diagnostici appropriati secondo un approccio multi-metodo in sede peritale.

 

Le relatrici e i relatori della plenaria

Giuseppe Gennari – Tribunale di Milano

  • Titolo: Capire e valutare la prova scientifica
  • Abstract: L’uso corretto della prova scientifica richiede di essere ben consapevoli dei suoi limiti. La prova scientifica è sorretta, nella grande maggioranza dei casi, da asserti statistici in grado di offrire, al più, un giudizio di ragionevole probabilità rispetto al risultato conseguito. Inoltre, il processo di formazione e di utilizzo della prova scientifica è denso di trappole cognitive che possono indurre l’operatore a confidare nella correttezza di dati in realtà viziati. Lo studio approfondito di queste tematiche sembra indispensabile per evitare il pericolo, sempre più attuale, di subire gli effetti distorsivi della science fascination.
  • Parole chiave: Prova scientifica – valutazione – probabilità – bias cognitivi – incertezza

 

Giuliana Mazzoni – Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica, Università di Roma La Sapienza

  • Titolo: Ruolo e valutazione delle prove scientifiche nei casi di abuso sessuale su minori
  • Abstract: Il recente caso giudiziario in cui sono state rivolte accuse importanti da parte del sistema giudiziario nei confronti dei servizi sociali e di psicologi coinvolti nella gestione dei casi di presunto abuso su minori nella Val D’Enza (Reggio Emilia), ha avuto una enorme eco mediatica. L’informazione dei media ha certamente contribuito a far conoscere il fenomeno ma ha anche confuso non poco le acque. In questa presentazione non tratterò dei temi più specificamente giudiziari, ne’ dei capi di imputazione. Invece, partendo dall’ambito più ampio della valutazione della prova, esaminerò il ruolo delle prove scientifiche per meglio capire la natura di questo e simili casi, e le modalità di ragionamento adottate dai professionisti in essi coinvolti. Presenterò alcuni casi importanti di abuso su minori, in Italia e all’estero, confrontando buona e cattiva prassi nella loro gestione, e discuterò delle conoscenze necessarie ai periti psicologi facendo riferimento alla letteratura straniera, ma non solo di lingua inglese, per presentare un aggiornamento critico su questi temi.

 

Patrizia Catellani, Mauro Bertolotti – Università Cattolica di Milano
Daniela Pajardi, Monia Vagni – Università degli Studi di Urbino

  • Titolo: Effetti della comunicazione controfattuale sulle attribuzioni causali e di responsabilità di giudici esperti e simulati
  • Abstract: Numerose ricerche hanno evidenziato che il ragionamento controfattuale (“Se… allora…”) è parte integrante dei processi di attribuzione causale e di responsabilità in ambito giuridico. Tuttavia sono ancora poco conosciuti gli effetti del ricorso alla comunicazione controfattuale da parte di avvocati, magistrati, consulenti esperti e parti in causa. In due studi sperimentali abbiamo indagato gli effetti della comunicazione controfattuale su studenti universitari (N = 427) e magistrati in servizio presso tribunali italiani (N = 96). Ai partecipanti è stato presentato un caso fittizio di negligenza medica, corredato dallo stralcio della relazione di un perito esperto nominato dal tribunale. A seconda della condizione sperimentale, la relazione conteneva riferimenti controfattuali al comportamento, del paziente o a fattori esterni. In una condizione di controllo la relazione del perito non era presente. I risultati hanno mostrato che il focus dei controfattuali influenzava significativamente le valutazioni dei partecipanti, portandoli ad attribuire un maggiore ruolo causale e maggiore responsabilità all’attore sul quale i controfattuali si concentravano. È emerso inoltre che la lettura dei controfattuali aumentava il peso dei fattori causali, riducendo quello delle valutazioni retrospettive di gravità e prevedibilità dell’esito. La discussione si centrerà sui processi di attribuzione causale da parte di persone comuni e magistrati, e sulla possibilità di sviluppare training in questo ambito.
  • Parole chiave: ragionamento controfattuale; attribuzione di responsabilità; decisione; comunicazione

 

Antonietta Curci, Tiziana Lanciano – Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
Giuseppe Sartori – Università degli Studi di Padova

  • Titolo: I criteri scientifici per la valutazione della credibilità testimoniale: Aspetti mnestici e linguistici
  • Abstract: Nelle differenti giurisdizioni, quando non è possibile corroborare una testimonianza con fonti di prova esterne, i giudici e i giurati traggono dalla loro esperienza i criteri per accertare se un resoconto di memoria è accurato e il testimone è credibile. Questi criteri definiscono gli standard “legali” per valutare la credibilità dei testi. Si tratta di criteri molto simili agli aspetti tradizionalmente investigati dalla letteratura sulla memoria fotografica (cioè coerenza, sicurezza, quantità, dettagli fenomenologici) e dall’analisi linguistica. La loro applicazione diverge dalla stretta conformità con gli standard di replicabilità e controllabilità richiesti per l’intervento di esperti nelle aule di tribunale (es., lo standard Daubert). Il presente contributo fornisce degli spunti di riflessione circa il ruolo degli esperti di psicologia cognitiva nei tribunali e propone l’ipotesi di una validazione scientifica per la valutazione forense della credibilità della testimonianza.
  • Parole chiave: credibilità, criteri scientifici, criteri legali, analisi linguistica.

 

Maria Cristina Verrocchio – Dipartimento di Scienze Psicologiche, della Salute e del Territorio, Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara

  • Titolo: L’uso dei test in ambito psico-forense: Funzioni e limiti
  • Abstract: Nelle ultime decadi si è ampiamente esteso l’uso di test psicologici nei diversi ambiti forensi e ciò ha stimolato, nel mondo della professione e della ricerca, riflessioni e studi empirici circa le funzioni e i limiti di questi strumenti. Una corposa letteratura e numerose linee guida hanno suggerito le caratteristiche che devono possedere i test e la metodologia da utilizzare in ambito psicoforense. Nonostante ciò, si osservano ancora prassi inadeguate che rinnovano la necessità di confronti allargati sul ruolo e sulle modalità di utilizzo degli strumenti testistici. In particolare sarebbe utile concentrare l’attenzione su alcune questioni tra cui lo specifico spazio da attribuire ai test in funzione del quesito, la capacità del professionista di interagire con il risultato del test e di integrarlo nell’ambito di un approccio “multimethod”. La comunicazione sintetizzerà lo stato dell’arte della ricerca sull’uso dei test nell’assessment psicologico in ambito forense fornendo stimoli sulla pratica professionale e sulle principali criticità da affrontare in ambito formativo.
  • Parole chiave: testing; assessment; perizie/CTU
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