Giustizia riparativa ed ecologia della responsabilità

Plenaria moderata da Patrizia Patrizi

Scopo della sessione è argomentare e approfondire le interconnessioni fra la giustizia riparativa e il modello ecologico della responsabilità teorizzato da Gaetano De Leo. Più specificamente, gli sviluppi promozionali della responsabilità, in termini di apprendimento sociale delle attese condivise e degli obblighi “di rispondere” rispetto alle proprie azioni, verranno posti in dialogo con i valori della giustizia riparativa: rispetto della dignità umana, responsabilità e solidarietà, ricerca delle “verità” attraverso il dialogo, responsabilità e accountability. La chiave tipicamente pro-attiva che connette responsabilità ecologica e giustizia riparativa sarà esplorata con riguardo ai principali protagonisti di vicende a rilevanza penale: vittime, con il loro bisogno/interesse a recuperare una posizione attiva all’interno del processo e della propria esistenza, autrici/autori di reato, con il loro bisogno/interesse a rispondere delle azioni commesse e a reintegrarsi attivamente nel contesto sociale, comunità, con il loro bisogno/interesse a una vita inclusiva e sicura, basata su coesione sociale, fiducia, reciprocità. Trasversale è l’interesse di tutte e di tutti a costruire condizioni di benessere di persone e comunità. Intervengono alla plenaria allieve e allievi del prof. De Leo, formatisi alla Scuola romana di Psicologia giuridica e che di quella Scuola sviluppano principi ispiratori, interessi di ricerca, attenzione costante all’impatto sociale e formativo degli studi condotti.

Le relatrici e i relatori della plenaria

 

Letizia Caso – Professoressa associata di psicologia sociale e giuridica, Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Università degli Studi di Bergamo.
Lavinia Pontigia – Dottoranda di ricerca, Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Università degli Studi di Bergamo.

  • Titolo: Quale attendibilità del minore oggi per la giustizia? Una ricerca empirica attraverso l’analisi di un campione di sentenze
  • Abstract: I recenti casi di cronaca, non ultimo il caso di Bibbiano, hanno evidenziato che spesso nella aule di Tribunale, a dispetto delle chiare indicazioni presenti nei protocolli e nelle linee guida psicoforensi, si agisca, nella raccolta della testimonianza del minore, con una scarsa  applicazione degli strumenti  fondamentali per una corretta e attendibile indagine, che ha come obiettivo evitare una raccolta di elementi probatori che non siano scientificamente fondati e dunque a rischio di risultati spesso inattendibili se non addirittura fuorvianti. Tale questione va osservata nei termini delle diverse attribuzioni di responsabilità che ogni attore del processo dovrebbe assumersi. Infatti nonostante la giurisprudenza sancisca che il giudice debba dapprima valutare la capacità di testimoniare del minore, eventualmente avvalendosi dell’ausilio di un perito, e in secondo luogo accertarne da solo l’attendibilità, la letteratura evidenzia come in alcuni casi i contributi offerti dalla psicologia tendano a sconfinare in analisi para-giudiziarie e, allo stesso tempo, la valutazione giudiziale rischi di essere effettuata facendo perlopiù ricorso ad analisi di stampo psicologico. Su tali premesse è stato condotto uno studio volto a indagare quali precise categorie (giuridiche e/o psicologiche) guidino attualmente i Giudici, al fine di identificare i criteri adottati in tali valutazioni e come la decisione giudiziaria si differenzi a seconda dei criteri considerati. Si è dunque proceduto con un’analisi del contenuto delle sentenze penali emesse nelle udienze GIP e Collegiali presso il Tribunale di Bologna negli anni 2015-2019. La tecnica di ricerca utilizzata è stata l’analisi del contenuto, mediante strumento di codifica costruito ad hoc, applicata al contenuto delle singole sentenze.
  • Parole chiave: Attendibilità – Minore – Abuso – Responsabilità – Sentenze

 

Vera Cuzzocrea – PhD, Psicologa giuridica e Psicoterapeuta, PsicoIus.

  • Titolo: La considerazione della vittima nel processo penale: da entità vulnerabile da proteggere a protagonista del processo riparativo
  • Abstract: Le vittime dei reati, da figure poste ai margini della scena processuale, per questo spesso ulteriormente vittimizzate, divengono oggi protagoniste di una rinnovata attenzione che pone al centro la loro tutela. Le sollecitazioni normative hanno promosso la messa in campo di strategie operative volte a fornire l’ascolto competente dei loro bisogni, a partire dalla considerazione della sofferenza prodotta dall’offesa subita e di quella che può generarsi nell’incontro con la giustizia, anche attraverso la separazione dal sistema-autore del reato, in virtù di un principio di protezione. Tutte queste strategie però non sembrano spesso sufficienti a garantire l’effettiva emersione dei reati e il loro contrasto, così come la tenuta della vittima durante il processo che talvolta preferisce uscirne senza ottenere quello che tutti si aspettano debba essere l’esito auspicato ovvero la condanna del reo. Aspetto senz’altro legato alla difficoltà stessa della vittima a riconoscersi come tale, anche in considerazione della condizione di vulnerabilità in cui il reato si è sviluppato. È questa dimensione relazione, disadattiva che produce il danno e viene poi interrotta, trascurando importanti occasioni riparative. Su questo dovremo avviare una riflessione che sappia guardare alle evidenze delle ricerche e alla promozione di altre strategie atte a far sì che l’incontro con la giustizia, per le vittime, non solo sia protettivo ma sia anche effettivamente trasformativo del dolore prodotto dal reato attraverso il processo riparativo.
  • Parole chiave: Vittima protagonista – Tutela delle persone – Garanzie processuali – Ascolto competente – Processi riparativi

 

Bruna Dighera – Psicologa, Psicoterapeuta, socia PsicoIus.

  • Titolo: Responsabilità e protagonismo nella cura e nel cambiamento: conference inter-agency e gruppi a orientamento riparativo
  • Abstract: Il principio di partecipazione al processo di cura da parte dei destinatari è noto, condiviso e ribadito in ogni ambito di intervento e nelle carte dei servizi. Declinarlo nella pratica operativa rappresenta tuttavia ancora una sfida aperta, specie rispetto ai modelli che presuppongono una rigida distinzione di ruoli e di funzioni tra curante e curato. L’ecologia della responsabilità, i principi e le pratiche dell’approccio riparativo e le teorie socio-costruzioniste e interazioniste ispirano modelli di intervento, quali le conference inter-agency e i gruppi a orientamento riparativo, che declinano nella pratica il principio partecipativo. Essi includono tutte le parti nella progettazione, promuovono attraverso il dialogo la definizione condivisa dei problemi e le strade da percorrere per affrontarli, ne monitorano andamento ed esiti, attivano processi di responsabilizzazione allargata  su cui si costruiscono i  patti di cura e le esperienze di incontro capaci di generare processi di cambiamento personali, relazionali  e di visione.
  • Parole chiave: Responsabilità ecologica – Partecipazione – Dialogo – Patto – Cambiamento

 

Gian Luigi Lepri – Psicologo e Psicoterapeuta, Coordinatore del Team delle pratiche di giustizia riparativa, Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali, Università degli Studi di Sassari.
Ernesto Lodi – PhD, Ricercatore di Psicologia sociale, Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali, Università degli Studi di Sassari.
Patrizia Patrizi – Ordinaria di Psicologia giuridica e pratiche di giustizia riparativa, Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali, Università degli Studi di Sassari.

  • Titolo: Tempio Pausania città riparativa: dal conflitto alle pratiche riparative come strumento di de-radicalizzazione
  • Abstract: Da numerosi anni il gruppo di ricerca in psicologia giuridica e giustizia riparativa dell’Università di Sassari sta lavorando in linea con i più recenti orientamenti scientifici che sostengono la necessità di sviluppare sistemi di intervento capaci di ridurre il conflitto all’interno delle dinamiche sociali, generando al contempo dinamiche positive di inclusione e promuovendo strategie atte a elevare i livelli di benessere individuale e sociale delle persone. La comunità diviene il luogo nel quale promuovere stili di vita e di relazione orientati al benessere della persona e della collettività e alla pace. Il luogo dove le pratiche riparative possono essere anche strumento di contrasto al rischio di polarizzazione nelle comunità locali (noi vs loro). Da queste premesse nasce l’esperienza di giustizia riparativa che il gruppo ha condotto nella città di Tempio Pausania sul modello delle restorative city anglosassoni. Il contributo illustra l’intervento condotto in collaborazione con la Casa di Reclusione di Nuchis e il Comune di Tempio Pausania.
  • Parole chiave: Inclusione – Benessere individuale e sociale – De-radicalizzazione – Promozione della pace – Processi riparativi

 

Ernesto Lodi – PhD, Ricercatore di Psicologia sociale, Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali, Università degli Studi di Sassari.
Gian Luigi Lepri – Coordinatore del Team delle pratiche di giustizia riparativa, Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali, Università degli Studi di Sassari.
Patrizia Patrizi – Ordinaria di Psicologia giuridica e pratiche di giustizia riparativa, Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali, Università degli Studi di Sassari.

  • Titolo: Costruire comunità del benessere relazionale e contesti inclusivi: la visione trasformativa e “positiva” della giustizia riparativa nel modello Co.Re.
  • Abstract: In tempi di profonde mutazioni e metamorfosi sociali, inclusione e coesione sociale tornano  a essere individuate come priorità da promuovere, rafforzare e tutelare all’interno delle proprie comunità di riferimento. La visione trasformativa della giustizia riparativa sfida chi opera al suo interno non solo a occuparsi delle pratiche per riparare il danno, ma anche a rivolgersi alle varie forme di ingiustizia strutturale e individuale che le persone vivono. Il modello Co.Re. (Comunità di Relazioni Riparative) sviluppato sin dal 2011 dalla cattedra di psicologia giuridica dell’Università di Sassari, ha accolto gli ultimi sviluppi della psicologia positiva volgendosi sempre più al potenziamento in chiave preventiva e promozionale delle abilità e delle risorse psicosociali delle persone. Ciò ha permesso il “contatto” tra le variabili della psicologia positiva e gli obiettivi e le peculiarità della visione trasformativa della giustizia riparativa. Il contributo esplorerà tali interconnessioni e illustrerà i principali costrutti teorici del modello, tra i quali evidenziamo: responsabilità, inclusione, benessere, partecipazione, coraggio, resilienza.
  • Parole chiave: Modello Co.Re. – Inclusione e coesione sociale – Psicologia positiva – Concezione trasformativa della giustizia riparativa – Responsabilità

 

Melania Scali – Psicologa, Psicoterapeuta, PhD in Psicologia giuridica, Post Dottorato in Psicologia sociale, Mediatrice familiare.

  • Titolo: La vittima: protagonista attiva?
  • Abstract: L’obiettivo dell’intervento è quello di partire dalla concezione della vittima come attiva, portatrice di risorse, co-responsabile del percorso di riparazione del danno subito a seguito del reato per arrivare a delineare le attuali criticità ancora fortemente presenti nell’incontro con il sistema della giustizia. Ciò con l’intento di proporre delle riflessioni per definire al meglio il coinvolgimento della vittima nel proprio percorso di co-partecipazione alla riparazione del danno subito. Infatti, per quanti sforzi in tal senso siano stati fatti sia a livello normativo sia in termini di modelli operativi quali per es. quelli declinati all’interno del modello della cosiddetta Giustizia Riparativa, il rischio è che essa venga ancora considerata solo come mera fonte di informazioni di rilevanza giudiziaria, tra l’altro spesso fortemente messa in dubbio rispetto alle proprie dichiarazioni, piuttosto che soggetto di diritti, tra cui quello della “cura” degli effetti del reato subito.
  • Parole chiave: Vittima attiva – Processo di vittimizzazione – Responsabilità – Bisogni – Riparazione
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